"La televisione uccide la realtà". Baudrillard

"La realta' e' stata sterminata e con essa e' scomparsa ogni illusione: la realizzazione totale del mondo, la fabbricazione di un mondo perfettamente identico a quello umano hanno provocato la fine del nostro mondo imperfetto. La televisione? Certo e' stata un complice importante di questo delitto. Proponendoci un raddoppiamento del mondo, i media offrono un' immagine che sempre piu' fa a meno di ogni riferimento al reale, un' immagine di sintesi che ha preso il sopravvento sulla realta' stessa. Non c' e' piu' dialettica, perche' l' immagine si presenta come universo autonomo senza negativita' . L' immagine riproduce immagini e basta, non e' piu' rappresentazione non ha piu' bisogno di un avvenimento reale per generarsi". Jean Baudrillard

venerdì 29 aprile 2011

Appello su referendum e nucleare: grazie zio!

Mi è piaciuta l'uscita di zio Adriano a favore dei referendum sul nucleare, sull'acqua e sul legittimo impedimento. Se dovessi scrivere una nuova edizione del mio libro, "Memorie di zio Adriano", darei a questo nuovo capitolo un posto di rilievo. Una scossa che ci voleva e che contribuirà a fare uscire dal torpore anche una parte della sinistra. Un colpo alla demagogia e alla malafede che contraddistingue il premier e i suoi grilli parlanti. Dopo la vergognosa quanto arrogante decisione del nostro amato premier che senza pudore ha spiegato al mondo intero in una conferenza stampa internazionale che aveva preso in giro gli italiani al solo scopo di evitare i referendum e subire così una sconfitta politica, l'appello di Adriano ha smosso gli animi dormienti e si spera che contribuisca a rilanciare il referendum. Adriano ha milioni di fans dalla sua, come ha dimostrato Rockpolitik che nel 2005 conquistò ogni settimana 14/15 milioni di ascoltatori. Non è detto che tutti i suoi fans siano disposti a seguirlo nella sua recente scelta politica ma dai primi dati registrati dalla rete, dove i fan club sono molto presenti, i segnali sono confortanti. Si spera che gli artisti che hanno aderito all'appello siano coraggiosi quanto lo zio e si espongano in prima persona per ottenere i referendum e per smascherare la truffa di democrazia operata dal governo Berlusconi sul tema del nucleare.

mercoledì 27 aprile 2011

Cosa abbiamo fatto per meritarci tutto ciò?

Non so se essere incazzato o depresso dopo la rassegna stampa dei quotidiani. Forse tutti e due. Mi chiedo in primo luogo che cosa abbiamo fatto di male per meritarci un ceto politico dirigente come quello che in questo momento ha nelle sue mani le redini del paese. E contino a chiedermi perché gli italiani non si incazzano? E' vero, come diceva qualcuno di importante, che ogni popolo si merita il governo che ha, ma questa volta è troppo. Prendete la storia del referendum sul nucleare: per quanto tempo ancora gli italiani sopporteranno di farsi prendere così spudoratamente per i fondelli? La questione del nucleare è una cosa seria, segna i destini di un popolo, il suo modo di gestire la società industriale. E gli italiani si erano già pronunciati anni fa. Poi è scoppiato il caso Giapponese. Paesi più seri di noi hanno scelto uno stop vero al nucleare, noi avevamo scelto il referendum. E' mai possibile che una questione come questa sia in balia dei tatticismi del capo del governo e del suo timore che gli italiani si pronuncino sul legittimo impedimento? E' possibile che nel giro di un mese si sia cambiata posizione per ragioni legate ai destini di palazzo Chigi? E la guerra alla Libia? Come può essere credibile agli occhi della storia un personaggio come il premier che passa da "non disturbiamo Gheddafi", al "non bombarderemo mai la Libia" fino alla più imbecille delle spiegazioni sui bombardamenti chirurgici per convincerci che vanno bene? C'è davvero da vergognarsi ad avere un capo del governo simile che ti rappresenta nel mondo. Il guaio è che ora l'uomo di Arcore si è messo in testa di andare al Quirinale. Di fronte a una tragica prospettiva di questo tipo non ci sono più parole. L'unica cosa che mi tira su il morale è la rubrica del Fatto Quotidiano: "Cattiverie". "Ve lo immaginate cosa accadrebbe se Berlusconi fosse al posto di Napolitano? Vestirebbe le troie da corazzieri".

martedì 26 aprile 2011

Titoli tossici: a volte ritornano.

Il Sole 24 ore di martedì 26 aprile apriva la prima pagina sul ritorno dei titoli a rischio con un inchiesta di Claudio Gatti. Ci permettiamo di pubblicare l'incipit del pezzo di Gatti perché ci sembra di grande attualità. Che dei titoli sintetici, quelli che hanno scatenato la devastante crisi finanziaria di fine decennio, si potesse dire, "a volte ritornano" come per i mostri di Stephen King era cosa certa. Ora Claudio Gatti ha messo nero su bianco quello che sta accadendo. Si spera che le istituzioni di controllo dei mercati riescano a prevenire un nuovo crack prima che sia troppo tardi. Ecco come inizia l'inchiesta di Claudio Gatti: "La finanza e il ritorno della sregolatezza. A febbraio è cominciato il brusio tra gli addetti ai lavori. A marzo i rumors sono arrivati agli analisti. Ad aprile sono scattati i primi campanelli d'allarme. Come quello lanciato dal Financial Stability Board sulle «potenziali vulnerabilità» della nuova categoria di prodotti finanziari sintetici chiamati Etf. Simultaneamente si è registrato un vero e proprio boom di Asset backed securities (Abs) con prestiti auto come sottostante, cioè cartolarizzazioni garantite dai flussi di cassa di una categoria di debito a rischio di mora molto alto.

Settembre 2008, bancarotta di Lehman Brothers. È stato il punto di svolta per otto milioni di americani rimasti senza lavoro nel grande crack finanziario che l'ha seguita. Per i nove milioni ai quali è stata pignorata l'abitazione. E per l'economia di tutto il mondo.


L'ironia è che l'unica strada d'America in cui ci sono stati meno cambiamenti è proprio quella da cui tutto è partito: Wall Street. Certo, il settore finanziario si è contratto, le cartolarizzazioni di mutui tossici sono cose del passato. Ma i regolamenti attuativi della riforma del sistema finanziario - la legge Dodd-Frank siglata da Barack Obama nel luglio scorso - non sono entrati in vigore. Anzi, li si attende ancora dalle cinque agenzie federali che li devono definire. Nel frattempo, nella finanza sono riemersi i tre ingredienti della ricetta che due anni e mezzo fa ha prodotto il grande crack: la liquidità, i prodotti o le operazioni borderline, e la propensione a correre rischi sempre più forti.

Martedì 19 aprile Hedge Fund Research ha comunicato che il denaro amministrato dagli hedge fund ha sfondato per la prima volta nella storia il tetto dei 2mila miliardi di dollari. Superando di 72 miliardi il record precedente raggiunto nel giugno 2008. Insomma, per i fondi hedge tutto come prima".


sabato 23 aprile 2011

La Francia di Sarkozy e l'Italia di Berlusconi.

Tra i commenti del giorno, quello che mi ha maggiormente preoccupato è a firma Massimo Nava sul Corriere della Sera: "Lo sguardo fisso al sondaggio per l'Eliseo: "L'Eliseo trema di fronte all'ennesima impietosa previsione che annuncia la sconfitta di Sarkozy alle presidenziali e la probabile eliminazione al primo turno a vantaggio di Marine Le Pen leader del fronte nazionale". Sono davvero messi così male in Francia? Nava aggiunge che i sondaggi di oggi possono mutare visto che le elezioni in Francia si terranno l'anno prossimo e ancora i socialisti non hanno designato il loro leader, ma al solo pensiero che nel paese della rivoluzione francese al primo turno possa vincere Marine Le Pen fa venire i brividi.
D'altronde noi non siamo messi meglio, visto che il nostro capo di governo dipende totalmente dalla Lega. Un dato positivo, tuttavia, c'è: il Pdl è ormai all'implosione: tralasciando l'inaudito attacco del ministro Galan al collega Giulio Tremonti lanciato sul Giornale, il caso Lassini è emblematico dello stato di pericolosa follia che domina il partito di maggioranza. Siamo al paradosso: il candidato del Pdl mette in giro il famigerato manifesto "Via le Br dalle procure", pochi giorni dopo un discorso di Berlusconi che definisce i magistrati brigatisti. Il presidente della Repubblica prende carta e penna e definisce ignobile quell'attacco ai magistrati, tanto da dedicare il giorno della memoria ai magistrati milanesi caduti a Milano sotto i colpi delle Br. La mossa del Quirinale crea imbarazzo: Letizia Moratti tuona: "O io o lui", il signor Lassini annuncia di volersi fare da parte e dice di aver scritto una lettera di scuse a Giorgio Napolitano, il Pdl scarica Lassini. Ma i peones e lo stesso Quirinale non hanno fatto i conti con l'arroganza del grande capo Silvio Berlusconi, che non solo non prende le distanze dall'autore del manifesto ma lo invita a restare nelle liste per essere eletto grazie anche all'appoggio esplicito del Giornale. Un modo neppure tanto velato per dire alla Moratti, a Napolitano, a Schifani e ai suoi che avevano osato una scelta politically correct: "Io me ne frego". Viene in mente il famoso discorso di Mussolini alla Camera: "Se il fascismo è un'associazione a delinquere, io sono il capo di quest'associazione a delinquere...".

mercoledì 20 aprile 2011

Il gigante Usa e il drago cinese

«Speriamo che il Governo americano adotti politiche responsabili per salvaguardare gli interessi degli investitori» ha detto ieri il ministero degli Esteri di Pechino, maggior creditore del Tesoro Usa con più di 1.100 miliardi di dollari di titoli Usa in portafoglio". Era questa la notizia che dominava la prima pagina del Sole 24 ore. Una notizia senza precedenti che mostra quanto sia ormai forte la dipendenza dell'economia americana dalla Cina. E' vero, l'India e il Giappone non sono così preoccupati come la Cina ma il monito pesa comunque, perché mostra quanta parte del debito Usa sia nelle mani di Pechino. Si è detto tante volte che forse siamo a un passaggio cruciale nelle leadership delle potenze. Il monito di ieri ci conferma comuqnue che il neo bipolarismo è tra Cina e Stati Uniti. La notizia d'altronde segue quella più importante, anch'essa senza precedenti. La decisione di Standard & Poor’s di confermare il rating di ‘Tripla A’ degli Stati Uniti ma di rivedere l’outlook a negativo da stabile.
L’economia Usa – si legge in una nota dell’agenzia di rating, la cui decisione non ha precedenti nella storia recente –e’ flessibile e altamente diversificata e le politiche monetarie del Paese hanno sostenuto la produzione contenendo le pressioni inflazionistiche”. Tuttavia ”poiche’ gli Usa hanno un deficit molto ampio rispetto agli altri Paesi con tripla A, e il percorso per ridurlo non ci e’ chiaro, abbiamo rivisto il nostro outlook sul rating di lungo termine a ‘negativo’ da ’stabile’”.Poche note per una decisione storica che difficilmente potrà essere rivista nel breve periodo.

martedì 19 aprile 2011

Il mandante si chiama Silvio B.

"Via le br dalle procure". Chi è l'ideatore, il regista, l'ispiratore di quel manifesto che sta mettendo in crisi i rapporti istituzionali tra Palazzo Chigi e il Quirinale, che ha spinto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a fare un passo istituzionale per denunciare "l'ignobile offesa alle vittime"? Il Pdl Roberto Lassini ha detto di essere stato lui il responsabile del manifesto, ha rivendicato la regia dell'operazione politico elettorale e per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per vilipendio dell'autorità giudiziaria. Tutto a posto dunque? Solo l'ipocrisia e la malafede possono farci credere che la partita sia soltanto quella di un signore, tale Lassini, che ha deciso di farsi la campagna elettorale con un manifesto osceno. Anche i più ciechi capiscono che il vero mandante di quel manifesto ha un nome assai noto: Silvio Berlusconi. E anche i più codini dei suoi collaboratori sanno bene che Giorgio Napolitano si è rivolto al premier e non al candidato Lassini quando ha sollevato il problema istituzionale davanti al Csm. Va bene che di questi tempi la memoria è corta ma è stato il capo del governo soltanto una settimana fa a definire brigatisti i Pm milanesi. Il servo Sciocco ha soltanto messo in pratica i desideri del padrone. E se il premier non è stato denunciato come il suo candidato Lassini è soltanto perchè la procura di Milano non vuole cadere nella trappola delle provocazioni lanciate dal premier.

domenica 17 aprile 2011

I deliri di Silvio Berlusconi: linguaggio elettorale o lucida follia alla ricerca dello scontro?

"Associazione a delinquere", "eversivi", "brigatisti". Il vocabolario di Silvio Berlusconi per definire i pm milanesi ed ora anche i giudici della Corte Costituzionale è ricchissimo ed ogni giorno si colora di un nuovo insulto. In un paese normale nessun capo di governo si potrebbe permettere di attaccare così violentemente e così gratuitamente una delle tre istituzioni che reggono l'architettura repubblicana ma pare che in Italia tutto sia possibile, l'inimmaginabile diventa realtà. Anche i colonnelli del premier, scriveva la Repubblica, si sono meravigliati della violenza con la quale il Cavaliere ha attaccato la magistratura e sono in molti a chiedersi se ci sia una ragione, una lucida follia che guida questa strategia. Molti pensano a ragioni di carattere elettorale: chiamare a raccolta a Milano il popolo della libertà per tamponare il calo di consensi di Letizia Moratti. C'è sicuramente anche questo. Ma parecchi osservatori cominciano a pensare che Silvio Berlusconi sia alla ricerca dello scontro o forse dell'incidente: una provocazione mirata. Giangiacomo Schiavi, sul Corsera, nel denunciare il manifesto che paragona i magistrati di Milano ai brigatisti, osserva che questa escalation non provoca solo quelli come l'autore del manifesto, tale avvocato Roberto Lassini in lista nel Pdl a Milano, ma anche qualcun altro, chi ad esempio a inviato a Zaia dei proiettili o chi "ha fabbricato un'installazione con due macabre pistole di gesso che sembrano mirare una faccia che somiglia a quella del premier". Pare che il nostro Cavaliere errante non se ne renda conto quando straparla di associazione a delinquere o delira sugli eversivi della procura. A meno che, per ragioni elettorali, un incidente di percorso lo abbia messo in conto.